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Discussione: Formazione docenti sull’orientamento permanente

  1. #1
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    Formazione docenti sull’orientamento permanente

    Provenendo dal mondo della scuola, mi limito ad esprimere alcune considerazioni sulla formazione docenti, che costituisce un aspetto centrale e complessivo, all’interno del quale situare in modo coerente l’indispensabile formazione all’orientamento permanente.
    Il tema è estremamente ampio e costellato di criticità, comprendendo il sistema di reclutamento degli insegnanti, la formazione iniziale e quella in servizio.
    Per quanto riguarda il sistema di reclutamento, il concorso in atto non offre particolari ragioni di ottimismo. Pur comprendendo la necessità di un test preselettivo on line di fronte all’enorme numero di candidati, non capisco perché si sia scelta una batteria di domande del tutto estranee al mondo della scuola, dell’educazione, della didattica. La stessa tipologia di test avrebbe potuto (a mio parere, dovuto) verificare conoscenze e competenze relative a vision e mission dell’educazione, della scuola, dell’orientamento, della cittadinanza attiva. Inoltre la riduzione del peso attribuito ai punteggi di laurea, con una differenza tra valore massimo e minimo passata da 7,5 a 0,5 punti per volere della Lega Nord (precisamente di un senatore del Friuli Venezia Giulia, convinto che al Sud i voti si regalino), appare davvero sconcertante. Sono convinta, al contrario, che nei concorsi titoli ed esperienze pregresse dovrebbero contare di più, prevedendo anche la possibilità di punteggio per certificazioni relative a percorsi di stage svolti presso Istituti scolastici e servizi educativi e di orientamento appositamente accreditati. L’effettuazione di uno stage, organizzato secondo criteri prestabiliti e valutato nei suoi esiti, oltre ad offrire opportunità di apprendimento situato, dimostrerebbe la motivazione a declinarsi nel mondo dell’insegnamento.
    Non è dato ancora di sapere su cosa verteranno le domande del concorso vero e proprio e, tanto meno, i criteri di valutazione che verranno adottati, ma, anche su questo versante, i supporti alla preparazione che si trovano in internet non inducono all’ottimismo: anche quando si cita l’orientamento, è completamente ignorata la normativa specifica (comprese le Linee Guida) e si trovano affermazioni del tipo “La scuola è orientativa per natura…Ogni attività di insegnamento assume quindi valenza orientativa.” Il messaggio è quindi il più tradizionale degli stereotipi: basta insegnare per orientare.
    Nel Regolamento 249/2010 e successive modifiche sulla formazione iniziale l’orientamento non è neppure citato.
    La situazione della formazione in servizio, con tutta evidenza fondamentale nella prospettiva del long life learning, è, a mio avviso, paradossale. In generale, l’attuale normativa prevede la formazione in servizio come un diritto dei docenti e un obbligo dell’Amministrazione, tenuta a proporre percorsi cui partecipano i “soliti noti”. Il D.lgs 21/2008 prevede che i percorsi di orientamento siano inseriti nel Piano annuale delle attività di formazione in servizio, ma anche in questo caso non esiste obbligo di partecipazione dei docenti. Perciò nella scuola si assiste ad uno strano fenomeno: gli unici interventi di formazione cui tutti i docenti sono obbligati a partecipare sono quelli relativi alla sicurezza e alla privacy, perché il D.lgs 81/2008 e il D.lgs 196/2003 rendono obbligatoria la formazione, con la previsione di sanzioni anche penali per l’inadempimento da parte dei responsabili. Non ritengo che questa sarebbe la strada proficua per la formazione in materia didattica e di orientamento, mentre sarebbe altamente auspicabile che i percorsi di formazione realizzati da enti accreditati avessero un riconoscimento idoneo ad incidere sulla carriera degli insegnanti, riconoscimento oggi praticamente nullo. Per i trasferimenti, a fronte di 6 punti per il ricongiungimento al coniuge e per ogni anno di servizio, un master vale un punto, una laurea di primo livello ulteriore a quella per l’insegnamento 3 punti, i corsi non universitari valgono zero. Sulla progressione di carriera poi, conta solo l’anzianità di servizio. Certo, è importante la motivazione intrinseca a formarsi, ma qualche motivazione estrinseca non farebbe male!

  2. #2
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    Sulla formazione in servizio all'orientamento, segnalo il corso realizzato dall'USR Friuli Venezia Giulia nell'a.s. 2011/12 dal titolo "Orientare al lavoro e alla formazione post-secondaria". Le informazioni sono reperibili al link http://orientareusrfvg.jimdo.com/ Gli inserimenti dei prodotti dei corsisti sono ancora in corso. L'impostazione e gli esiti della formazione verranno presentati al convegno SIO di Milano il 21 e il 22 febbraio.

  3. #3
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    un’opportunità di formazione continua: educazione all’imprenditorialità

    In tema di formazione docenti desidero segnalare un’opportunità di formazione continua su una tematica che non è estranea all’orientamento, ma ad esso strettamente legata. In gennaio la Commissione Europea ha pubblicato “Entrepreneurship 2020 Action Plan” in cui il primo pilastro è costituito dall’ educazione all’imprenditorialità, intesa come spirito proattivo, senso d’iniziativa, una delle 8 competenze chiave di cittadinanza.
    La formazione di uno spirito proattivo e intraprendente deve cominciare fin dalla scuola, in quanto competenza trasversale e necessaria per tutti, condizione indispensabile per l’adattabilità dei giovani a un mercato del lavoro globalizzato, sia come futuri imprenditori che come lavoratori dipendenti.

    L’opportunità è offerta dal progetto “The entrepreneurial School”, sostenuto dalla Commissione Europea e coordinato in Italia da Junior Achievement, un’associazione internazionale presente oggi in 123 paesi ( http://www.jaitalia.org). All’interno del Focus Group Nazionale, di cui faccio parte, sono presenti il Ministero dell’istruzione (direttore Palumbo) e il Ministero dello Sviluppo Economico insieme ad altre istituzioni europee e italiane, tra cui Ert, Schoolnet, Warwick University, ISFOL, Accenture, RENA, Consorzio Top-ix.
    Alcune scuole italiane saranno i propulsori dell’iniziativa, 450 insegnanti potranno auto candidarsi per seguire specifici percorsi di formazione e aggiornamento e attraverso una “guida virtuale” sperimentare i dispositivi formativi nelle classi, pensati in ottica interdisciplinare e per ogni fascia di età. Il progetto triennale è appena partito, si possono seguire gli sviluppi su http://tes.ja-ye.org

  4. #4
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    Formazione docenti

    Condivido appieno quanto afferma Gabriella.
    Credo che oggi la formazione degli insegnanti non possa essere solo iniziale, ma anche in itinere ed obbligatoria.

    Da un lato, la riforma “Gelmini” ha impresso all’ordinamento scolastico un riordino generale che impone un ripensamento circa le precedenti rappresentazioni relative ai percorsi di istruzione e formazione, dall’altro ci troviamo di fronte ad una serie di transizioni da parte di persone che non riescono più a confrontarsi con il mercato del lavoro o con le proposte formative, di inserirsi con sufficiente autoefficacia in processi che consentano loro di costruirsi un ruolo professionale, di partecipare alla vita collettiva, di avere dei piani per il proprio presente e futuro, di possedere capacità di esprimere delle alternative nel momento in cui il progetto principale dovesse fallire.

    “Un’ora al giorno di apprendimento” è lo slogan, finalizzato alla mobilitazione per un apprendimento che si dispieghi lungo tutto l’arco della vita, elaborato al termine della V Conferenza Internazionale sull’Educazione degli Adulti del 1997, “Un’ora al giorno per lo sviluppo ed il consolidamento di una competenza ” dovrebbe essere lo slogan della nostra scuola, a partire dalla primaria e dalla secondaria di I grado.
    I cardini della società oggi sono conoscenza, progettazione, organizzazione e comunicazione, diventa di primaria importanza investire sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente , indipendentemente che si tratti di competenze afferenti agli assi culturali strategici o trasversali.

    L’esigenza di una formazione continua è emersa anche nel corso dei Forum nazionali sull’orientamento tenutisi negli ultimi anni , in particolare a L’Aquila si è ribadita l’esigenza di tirocini formativi che prevedano “aree trasversali” e non solo disciplinari e di una formazione continua, obbligatoria e generalizzata tramite apposita norma.
    Ciò consentirebbe di affrontare più agevolmente alcuni dei complessi aspetti afferenti all’orientamento e di ridisegnare l’orientamento stesso. Oltre a ciò la formazione continua darebbe la possibilità di prendere in esame un problema che in Italia non è molto considerato, ma che è oggetto di dibattito nei paesi Anglosassoni, emerso anche nel nostro Paese grazie allo "studio Getsemani" (analisi sugli accertamenti sanitari per l’inabilità al lavoro, svolta dai Collegi Medici della ASL Città di Milano dal 1992 al 2001, in cui la frequenza di disturbi della psiche nei professori è risultata superiore agli altri dipendenti della Pubblica Amministrazione, indipendentemente da altri fattori, come sesso ed età). Chi di noi non frequenta e conosce colleghi che esprimono affaticamento, apatia, frustrazione e scarsa capacità di auto-controllo?

    Ora, se è vera l’osservazione condotta nei Paesi del Nord America che ha evidenziato una relazione direttamente proporzionale tra incidenza del burnout e tempo intercorso dall’ultimo corso di aggiornamento professionale, la Formazione continua e generalizzata permetterebbe agli operatori della scuola di avere, come dice Gabriella, una motivazione intrinseca per condurre con più efficacia il loro lavoro quotidiano, ma nel contempo potrebbe anche contenere i fenomeni di disagio personale di parte del corpo docente.
    Ultima modifica di barbara; 03-30-2013 alle 07:02 AM.

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