Il nostro Istituto, Liceo Artistico “F.Muzi” di L’Aquila, già da un po’ di anni è impegnato a proporre ai suoi studenti progetti alquanto impegnativi di educazione alla legalità. Ogni fine anno mi dico che quello in corso sarà l’ultimo perché personalmente dedico a questo lavoro moltissimo tempo ed energie: poi sistematicamente quando inizia un nuovo anno scolastico, appena gli studenti mi chiedono “ Prof. ma quest’anno cosa facciamo per la legalità? Che lavori dobbiamo fare?”, mi ritorna l’entusiasmo e ricomincio a progettare e ad immergermi in questa vorticosa attività. Molto spesso però mi abbatto perché dentro di me pretendo che i ragazzi debbano seguire pedissequamente i principi che gli vengono proposti ed insegnati, spesso loro si comportano da ragazzi e qualcuno combina delle nefandezze che mettono in discussione tutto l’operato messo in campo fino a quel momento ed io mi sento quasi “tradita”. I colleghi più reticenti iniziano a lamentarsi e a dire che l’accadere di questi avvenimenti prova che il progetto sulla legalità non funziona e non serve a nulla: questo è per me un momento di forte dolore. Dentro di me so bene che gli studenti sono ragazzi e che due o tre mele marce non inficiano tutto l’istituto, la maggior parte di loro mi ha dato ampia prova di responsabilità e consapevolezza ma combattere contro alcuni colleghi non mi fa piacere. Allora intervengono sempre loro, i ragazzi, che con la loro massiccia partecipazione alle attività danno un senso a tutto e mi infondono la fiducia necessaria a continuare. Cosa assimilano di tutto ciò che gli viene proposto? A mio avviso recepiscono l’esempio, l’impegno, la fatica nel lavoro, la responsabilità di portare a termine un’attività, il rispetto per le istituzioni, per le persone che hanno dato la vita in nome della legalità, la conoscenza del loro operato. Spero sempre che se anche uno solo di loro, in un momento difficile della loro vita nel quale dovranno fare la scelta se prendere una cattiva strada o meno, avrà la forza di tornare indietro pensando a tutto ciò che gli abbiamo insegnato, allora tutto il lavoro svolto avrà un senso. Buon lavoro a tutti. Roberta Anselmo