+ Rispondi alla discussione
Mostra risultati da 1 a 5 di 5

Discussione: Il ruolo dell’orientamento nel momento storico in cui viviamo

Thread visitati

  1. #1
    Junior Member
    Data registrazione
    Jan 2013
    Messaggi
    7

    Il ruolo dell’orientamento nel momento storico in cui viviamo

    Se recuperiamo il significato etimologico del termine crisi come scelta e decisione, è evidente che proprio nei periodi di crisi, di trasformazione epocale di un modello di civiltà, l’orientamento acquista un ruolo centrale nell’impresa collettiva di individuare la direzione verso cui indirizzare i percorsi sociali per perseguire, nelle parole di Morin, “l’ominizzazione nell’umanizzazione”. La sfida coinvolge, da un lato, la dimensione socio-politica, con il compito di immaginare e gradualmente realizzare un nuovo modello di sviluppo, coerente con gli articoli 2, 3 e 4 della Costituzione repubblicana, dall’altro, i modelli culturali ed educativi, che dovrebbero contribuire ad un cambiamento di prospettiva nei confronti della formazione, del lavoro, della cittadinanza attiva. Ad Einstein viene attribuita l’indicazione: “Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.” L’ambigua espressione “successo formativo” (che rischia di essere interpretata come raggiungimento di un titolo in qualsivoglia modo) dovrebbe lasciare il posto a riflessioni sulla formazione e il lavoro come valori in sé, in chiave non puramente individualistica, ma, come diceva Calamandrei, per contribuire al progresso della società. Le ricerche ci dicono invece che “l’ordine di priorità dei valori giovanili sembra concentrarsi attorno ai prerequisiti fondamentali che consentono la realizzazione dell’individuo”, tanto è vero che la solidarietà non arriva neppure al 14% dei consensi (SWG 2008 I giovani e la Costituzione). Le scelte scolastiche e professionali, influenzate grandemente dalle famiglie, spesso appaiono più determinate da un immaginario obsoleto delle professioni costruito in base ad aspettative di prestigio sociale e successo economico che da un impegno personale a sviluppare le proprie attitudini e competenze al fine non solo di trovare un’occupazione soddisfacente ma di collaborare alla costruzione di una società più equa ed inclusiva.
    La sfida proposta all’orientamento nei tempi della crisi è quella di trasformare il limite in risorsa, ma senza eliminare l’esperienza del limite, nei termini di Recalcati “la funzione virtuosa del limite” che implica necessariamente il conflitto, rendendo al contempo possibile la trasmissione del desiderio.
    Ultima modifica di gabriella; 01-16-2013 alle 06:32 PM.

  2. #2
    Junior Member
    Data registrazione
    Jan 2013
    Messaggi
    4
    Condivido il tuo intervento e le citazioni che hai scelto a supporto del ragionamento. In questo quadro di obiettivi e approcci condivisi credo che educatori e orientatori debbano osservare con più attenzione altri strumenti da cui possono venire input utili per l’interazione con i giovani e mi riferisco a Facebook, a tutti gli strumenti di social network, ai diversi media, radio, TV. ecc. Ho sentito questa mattina la trasmissione radiofonica Caterpillar che intervistava un insegnante sull’ immagine che i suoi studenti hanno di Corona. Cosa ne è uscito è facilmente immaginabile, in una società che vede veline e calciatori come i modelli più desiderabili. E’ importante, sulla base di queste riflessioni, collegare con forza l’orientamento al più ampio progetto di vita, in quanto non è solo una scelta tecnica, di un percorso formativo e professionale. Nel progetto di vita la professione e la sua immagine è un punto importante. Sono da sempre stata favorevole a strumenti di descrizione delle professioni, dalla prima collana sulle professioni che ho realizzato quando ero responsabile dell’orientamento per la Regione Emilia Romagna all’opportunità attuale data dal sw. SORPRENDO. Ma non è solo una questione tecnica e descrittiva, di fornire informazione sulle caratteristiche ecc. Occorre avere anche la collaborazione dei media e dei social network per allargare l’immagine con testimonianze e storie di vita, che possano raggiungere meglio i giovani. Credo che anche chi si occupa di orientamento debba cercare di uscire da confini che a volte rischiano di diventare momenti “tecnici” di insegnanti motivati e di esperti e pensare a strategie più ampie, che definirei culturali ed educative. Pur nella consapevolezza che il mondo dell’informazione è grande, complesso e guidato non sempre da logiche etiche credo che una riflessione su strumenti e collaborazioni da attivare in questi campi sia possibile e, in un momento di crisi come questo, necessario. Passa spesso da qui l’immagine che i giovani si stanno facendo delle professioni e del futuro che li aspetta.

  3. #3
    Junior Member
    Data registrazione
    Jan 2013
    Messaggi
    1
    Già più di 12 anni fa, nel Messaggio chiave Ripensare l’orientamento, il Memorandum affermava che «oggi può succedere a chiunque di noi di aver bisogno di informazioni e consigli sulla strada da prendere in diversi momenti della nostra vita e in maniera pressoché imprevedibile» e parlava dell’opportunità di impostare l’«orientamento come un servizio accessibile a tutti in permanenza, senza più distinguere tra orientamento scolastico professionale e personale», per sostenere/agevolare un processo continuo di auto-orientamento durante il quale i soggetti, per «gestire autonomamente il loro percorso personale e professionale», debbono prioritariamente gestire in modo soddisfacente il segmento prossimale della loro esistenza e hanno «bisogni» ed «esigenze» molto diversificati; e aggiungeva che «il compito dell’orientatore consiste in questo caso nell’accompagnare le persone in questo viaggio individuale attraverso la vita, motivandoli, fornendo loro informazioni pertinenti e facilitandone le scelte».
    A tanti anni di distanza, poiché alcuni fenomeni che caratterizzano la nostra società si sono radicalizzati e intensificati anche in concomitanza con la crisi attuale che non è ancora chiaro se sia congiunturale oppure strutturale (la pervasività e la potenza del «turbo-capitalismo», la radicalità e la crescente velocità di comparsa/obsolescenza delle innovazioni tecnologiche, l’emergere significativo di nuovi paesi nell’economia globalizzata che mettono in forse egemonie consolidate, la relazione sempre più problematica tra livello economico e livello politico delle relazioni, la crescente difficoltà a fare predizioni sensate per il futuro in termini di attività e di occupazione, l’aumento considerevole delle aspettative di vita etc …), ritengo che sia utile ridefinire le azioni di orientamento ma anche le occasioni di formazione all’insegna della pluralità, della diversità, della continuità in modo da renderle capaci si dare sostegno a tutti, soprattutto a coloro che non possono fruire di un adeguato aiuto familiare e/o vivono un momento critico della loro vita, e in tutte le diverse fasi della vita. Il problema centrale non è, infatti, sostenere i soggetti in fase di scelta (quando ormai «i giochi sono fatti», Domenici 1998), ma sostenerli durante tutto il percorso di vita per dotarli di competenze in grado a aiutarli ad affrontare la realtà e la sua evoluzione.

  4. #4
    Junior Member
    Data registrazione
    Jan 2013
    Messaggi
    1
    Condivido gli interventi ed aggiungerei che indubbi sono i benefici per l'individuo delle azioni orientative in termini di sostegno alle scelte educative ed ai percorsi occupazionali, ma le biografie di giovani ed adulti mostrano una sempre maggiore necessità di interventi orientativi volti anche ad accompagnarli nelle diverse scelte personali della vita quotidiana, per la loro integrazione in una società dai legami socio-familiari molto deboli. A tal proposito, un ruolo strategico è svolto dalle competenze che nell’orientamento sono definite alla stregua di una combinazione di <<conoscenze, abilità ed attitudini>> appropriate al contesto. Le competenze orientative sono, infatti, quelle di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva e l’inclusione sociale. Fondamentale è investire nell’acquisizione e nel potenziamento di tali competenze ma anche nella loro valorizzazione e messa in trasparenza (vedi Europass) che oggi avviene grazie allo studio ed alla sperimentazione di strumenti nazionali ed europei per il riconoscimento e la convalida delle competenze. Competenze apprese durante le più diverse esperienze di apprendimento, che contribuiscono al conseguimento degli obiettivi primari della Strategia Europa 2020. In altri termini, nell’attuale situazione di stagnazione economica e di crescente disoccupazione, incoraggiare le persone ad acquisire competenze orientative e diverse abilità possono contribuire ad aumentare la loro occupabilità, la produttività e la crescita economica. L’orientamento può e deve agevolare la mobilità lavorativa e geografica dei giovani, come sostengono anche le Iniziative faro europee di “Gioventù in movimento” e “Nuove competenze per nuovi lavori" che intendono migliorare l’occupabilità dei giovani e colmare il divario tra istruzione e lavoro, contribuire a prevedere meglio il futuro fabbisogno di qualifiche oltre ad equilibrare meglio l’offerta di qualifiche e le esigenze del mercato del lavoro. L’orientamento, quindi, risulta funzionale nel creare le condizioni per una migliore corrispondenza delle competenze dell’individuo con le nuove richieste del mercato del lavoro riuscendo anche a colmare le lagune che a livello sociale un sempre maggiore isolamento degli individui verrebbe a creare.

  5. #5
    Junior Member
    Data registrazione
    Jan 2013
    Messaggi
    3
    Concordo molto su una dimensione Europea ed internazionale dell'orientamento, proprio per aprire nuovi orizzonti in un società che si riscopre ogni giorno più globale e interconnessa. L'azione di orientamento dovrebbe infatti aiutare le persone a "rileggere" la propria situazione da punti di vista diversi per scoprire e valorizzare risorse individuali, ma anche per esplorare scenari nuovi di sviluppo personale e professionale.
    In questo senso ritengo che una competenza fondamentale per l'operatore/l'insegnante che svolge la funzione di orientamento è la capacità di networking (come sostiene da tempo Marta Consolini) non solo a livello locale, ma, grazie alle reti istituzionali (come Eures, Euroguidance) e quelle più informali (come ad esempio i networks di scuole, le associazioni quali l'AIOSP/IAEVG, le partnership per la mobilità quali TACTIC), anche a livello internazionale, proprio per "aprire" con l'utente nuove possibilità.
    Quanti operatori di orientamento o insegnanti sono oggi in grado di consigliare e proporre ai propri utenti/studenti un'esperienza di studio/tirocinio/lavoro all'estero? Come possiamo formare questa competenza strategica negli operatori/insegnanti?
    La mobilità internazionale - proprio nei momenti di crisi - diventa una risorsa fondamentale per acquisire competenze innovative e strategiche. Inoltre, l'esperienza di mobilità internazionale promuove l'apprendimento di competenze trasversali che sono molto richieste dalla imprese (problem solving, team working, autonomia personale, interculturalità, competenze linguistiche e spesso anche imprenditorialità - soprattutto quando la mobilità si realizza in settori innovativi).
    Ho fatto ricerca su questo tema attraverso un progetto denominato ErgoinNet (con la pubblicazione di un manuale per gli operatori di orientamento) e, recentemente, grazie al progetto TACTIC sulla qualità della mobilità (www.tacticschool.eu). Penso che sarebbe strategico (così come per le competenze per l'imprenditorialità) pensare ad una formazione dei docenti e degli operatori di orientamento sulla promozione della mobilità internazionale.
    Ultima modifica di giulio; 04-16-2013 alle 10:29 PM.

+ Rispondi alla discussione

Regole di scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi